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Alto medioevo

Con il termine Altomedioevo si indica il periodo storico compreso fra il VII secolo e la metà dell’XI secolo d.C. Inizialmente il territorio dell’Italia è diviso tra Longobardi e Bizantini, in continua lotta fra loro. Con l’intervento di Carlo, re dei Franchi, il dominio longobardo viene abbattuto. Egli riunisce sotto di sé il territorio francese, l’Italia settentrionale e parte dell’Italia centrale. Roma e il territorio circostante sono possedimenti della Chiesa. Carlo di Francia viene incoronato imperatore dal Papa: d’ora in poi, con il nome di Carlo Magno, egli governerà riportando ordine e pace. La civiltà romana del tardo impero diventa il modello da imitare: nell’arte si recuperano le forme espressive del mondo classico e cristiano: questo periodo, infatti, viene comunemente definito «rinascita carolingia». Dopo la morte di Carlo (814 d.C.) l’impero è sconvolto da aspre guerre di successione e finisce per disgregarsi alla fine del IX secolo. In questo periodo gli Arabi conquistano la Sicilia, la Sardegna e la Corsica. All’inizio del X secolo l’imperatore tedesco Ottone I tenta di dare nuova vita all’impero già costituito da Carlo Magno. Nella prima metà del secolo XI i Normanni penetrano in Sicilia e cacciano gli Arabi.

Arte: conoscenza di base

In questa complessa realtà l’arte, ovviamente, non può manifestare caratteri unitari. Pur nel generale disordine e nella profonda crisi economica, rimangono vive ed operanti le tradizioni artistiche locali, che vengono arricchite, soprattutto nell’Italia del Nord, dagli influssi dell’arte longobarda, carolingia ed ottoniana. La parola «barbaro» significa letteralmente «straniero» ma, per estensione, è entrata nel linguaggio corrente come sinonimo di «incolto, rozzo, ignorante, di civiltà inferiore». Certamente la cultura barbarica appare, rispetto a quella del tardo impero e bizantina, ancora a livello primitivo; tuttavia le opere d’arte a noi pervenute, pur nella loro semplicità e ripetitività di temi, sono certamente il risultato di un lavoro accurato, dovuto ad artigiani specializzati. La cultura barbarica è una cultura rurale e per il barbaro l’arte è soprattutto decorazione ed ornamento; la potenza è dimostrata attraverso l’esibizione della ricchezza ed i manufatti giunti fino a noi, realizzati in metalli preziosi, hanno proprio lo scopo di sottolineare il potere dei conquistatori. Quando Carlo Magno diventa imperatore l’arte, invece, rientra in un vero e proprio programma di rinnovamento culturale, che mira alla riscoperta del mondo classico. Gli artigiani delle corti realizzano codici miniati, oggetti intagliati nell’avorio e lavorati in metalli preziosi, con lo scopo di recuperare e mantenere vive le testimonianze artistiche del tardo impero, filtrate attraverso l’arte paleocristiana e bizantina. Contemporaneamente acquistano una notevole importanza i centri culturali religiosi. L’artigianato, nel convento, è regolato da norme e organizzato in fasi e tempi di lavoro: la vita operosa diviene un valore positivo ed una forma di preghiera. L’arte non serve più a produrre oggetti che, per quanto ricchi ed elaborati, sono rivolti essenzialmente alla vita quotidiana; essa è finalizzata nuovamente alla costruzione di opere destinate alla collettività e realizzate per la gloria di Dio. Molte di queste opere non recano la firma del loro autore e ciò ha fatto ritenere che fossero il risultato di un’attività collettiva spontanea, non sottoposta alla guida di un «direttore dei lavori». In realtà, però, qualcuno che si curasse di suddividere i compiti dei singoli e controllasse l’interno svolgimento del lavoro doveva necessariamente esistere. E’ vero invece che, in questo periodo, è considerato fondamentale svolgere bene un mestiere e non tanto esprimersi in modo personale. All’artigiano si richiede soprattutto di dimostrare la sua abilità tecnica, mentre non si valuta importante la sua originalità espressiva: quindi firmare l’opera non ha, per l’autore, alcun significato.

Architettura

Le testimonianze dell’arte medioevale si riferiscono essenzialmente a costruzioni ed opere di carattere religioso. A Roma, ed in tutta l’Italia Centrale, gli edifici della tarda romanità (templi, terme, basiliche) vengono consacrati al culto cristiano e vengono decorati in modo da assumere l’aspetto di chiese vere e proprie; marmi romani (capitelli, architravi, fusti di colonne, ecc.) vengono largamente impiegati nelle chiese. Caratteristica dell’architettura di questi secoli è, appunto, il reimpiego di elementi di spoglio dagli antichi edifici di epoca romana. Anche gli ordini monastici (soprattutto Benedettini) fondano, ampliano e restaurano opere di carattere religioso. Alcune di esse sono simili alle costruzioni ravennate; altre sono più semplici, con pianta rettangolare. Hanno muri spessi e finestre molto strette; all’interni, le colonne sono talvolta sostituite da pilastri.

La tradizione artigiana della lavorazione di suppellettili e manufatti assimila nuovi modelli, tipici delle culture barbariche. I barbari prediligono le immagini puramente decorative, basate su motivi geometrici e nelle quali la rappresentazione della figura umana è praticamente assente. I popoli di stirpe germanica che invadono l’Occidente e, quindi anche i Longobardi, sono soprattutto contadini che trovano negli elementi della natura l’ispirazione per la loro arte. Rami, foglie ed animali schematizzati, insieme ad intrecci lineari ispirati a fettucce, nastri e viticci, composti secondo ritmi precisi, caratterizzano le loro opere realizzate spesso in metallo prezioso.

L’oro, gli smalti, le pietre preziose e l’avorio sono impiegati anche nei manufatti dell’arte carolingia ed ottoniana. Come le opere del periodo longobardo, anche queste sono caratterizzate dal piccolo formato, reso necessario dalla precarietà della vita e dai continui spostamenti delle residenze delle corti, in un territorio dove le città si spopolano e divengono di scarsa importanza. Queste opere, che impreziosiscono le suppellettili e gli oggetti d’uso delle corti, vengono successivamente imitate e rielaborate dagli artigiani locali, nella decorazione di altari, reliquiari, suppellettili sacre.

Nel territorio sorgono insediamenti isolati, di suo sia civile (rocche, castelli) sia religioso (abbazie). Essi sorgono in posizione strategica, tale da garantire il controllo a vista del territorio circostante. Con il passare del tempo, attorno a questi insediamenti si sviluppa un borgo, realizzato dapprima con costruzioni in legno, che diviene successivamente un agglomerato di case in pietra e mattoni. Nelle abbazie, i monaci svolgono un’intensa attività culturale. Fra le varie mansioni di cui si occupano essi hanno il compito di riprodurre, in più copie, i testi antichi che andranno ad arricchire le biblioteche. I volumi, realizzati con fogli di pergamena (pelle di ovino o bovino tirata ed opportunamente preparata) vengono riccamente ornati con miniature. I testi sono essenzialmente di autori greci e latini e riguardano temi di carattere letterario, religioso, filosofico e scientifico. In questo modo sono giunte fino a noi preziosissime testimonianze della cultura del mondo classico. Il castello ha una funzione essenzialmente difensiva: vi risiede un feudatario, che rappresenta l’unica effettiva autorità pubblica sul territorio. Egli è un proprietario terriero e difende i suoi possedimenti, ma è anche un esattore ed un tutore dell’ordine, che riscuote le imposte ed addestra le truppe dell’esercito. I primi castelli non sono altro che semplici fortificazioni in legno, poi in muratura. Nel castello in pietra, attorno all’abitazione fortificata del signore, piuttosto austera e spoglia, arredata con pochi e semplici mobili, si organizzano le abitazioni dei soldati con relativi servizi. Un possente muro di cinta, con torri di avvistamento e camminamenti per le sentinelle, circonda e protegge il castello.