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Cinquecento

Lo sviluppo dei traffici lungo le rotte atlantiche elimina gradualmente l’Italia dal commercio dei prodotti orientali, provocando una crisi generale dell’economia. L’Europa intanto vive un periodo di violenti contrasti sia politici sia religiosi. La nuova potenza spagnola, ricca delle immense risorse dei territori americani, si contrappone alla Francia; nel Mediterraneo si fa sempre più forte la minaccia turca, che costituisce ormai un pericolo grave e vicino per gli Stati europei. L’esigenza di un profondo rinnovamento religioso si risolve in grave frattura all’interno della Chiesa, divisa dalla Riforma protestante, che ha in Lutero e in Calvino i suoi principali ispiratori. La maggior parte delle comunità cristiane dei Paesi germanici e scandinavi, nonché il Regno inglese e quello scozzese si separano dalla comunione con la Chiesa di Roma. Il grande Concilio, convocato a Trento nel 1545, non riesce a ricomporre la frattura, ma darà inizio ad un autentico a profondo rinnovamento della vita religiosa, che prenderà il nome di Controriforma (o Riforma Cattolica): la nascita di nuovi ordini religiosi (Gesuiti, Barnabiti, Scolopi, Filippini, Cappuccini) sarà uno degli effetti di questo movimento, e rafforzerà nuovamente il prestigio della gerarchia presso il popolo cristiano. Nel Cinquecento, i massimi centri della cultura italiana sono Roma e Venezia, dove convergono i più grandi artisti del tempo. E’ iniziata infatti la decadenza di Firenze a causa delle lotte interne per il potere sulla città, e molte province italiane sono sotto il dominio straniero.

Arte: conoscenza di base

Nell’arte del Cinquecento si evidenziano due tendenze fondamentali: quella che vede il prevalere del disegno, alla cui perfezione mirano soprattutto gli artisti dell’area toscana e romana, e quella basata sul colore tonale, che raggiunge livelli espressivi eccezionali nell’area veneta. Il disegno viene considerato la manifestazione creativa per eccellenza, la fase del lavoro in cui maggiormente si rivela il formarsi dell’idea, del progetto, nella mente dell’artista. Grande importanza viene data ad esso nelle Accademie, dove si studiano anche su trattati le teorie e le tecniche dell’arte. Fautrice delle Accademie è la Chiesa, che, con la Controriforma, vuole abolire ogni personale interpretazione dei testi sacri e vede nella formazione di scuole, sulla cui attività di insegnamento esercita un severo controllo, la garanzia del rispetto della propria autorità. così, invece di ispirarsi direttamente alla natura od alle opere del mondo antico, gli artisti studiano come modelli le opere dei tre grandi interpreti del Rinascimento: Leonardo, Michelangelo e Raffaello. Per l’esigenza di distaccarsi comunque da queste tre grandi personalità, reinterpretandone il linguaggio espressivo per cercare una propria originalità, si accentua il virtuosismo tecnico e si determina l’effetto drammatico attraverso i gesti esasperati, fino alla deformazione della figura e dell’espressione dei volti. Questa tendenza viene detta Manierismo proprio perché rielabora la maniera di dipingere, ritenuta perfetta, dei grandi maestri. Importanti esponenti del Manierismo sono Pontormo, Rosso Fiorentino, Parmigianino.

Il Cinquecento si definisce con caratteri precisi soprattutto nel centro e nel nord dell’Italia; il recupero del mondo classico, avviato nel secolo precedente, viene filtrato attraverso le rielaborazioni personali dei grandi artisti, che influenzeranno folte schiere di seguaci. In architettura l’impianto delle chiese è prevalentemente a croce greca, con bracci coperti a botte e cupola decorata con affreschi. La pianta centrale è ritenuta una forma perfetta, che pone in rapporto di assoluta armonia tutte le parti dell’edificio. I palazzi divengono ancora più imponenti: sul grande portale si apre un’ampia finestra con balconata e più ordini sovrapposti caratterizzano la facciata e le logge del vasto cortile interno, spesso abbellito sul fondo da grotte e fontane. Attorno alle città si creano poderose mura con bastioni e torrioni; nasce una vera e propria architettura militare, che protegge le città dalle nuove armi da fuoco. In scultura i bassorilievi divengono monumentali e le statue a tuttotondo rappresentano spesso gruppi, assai articolati e complessi. Le figure, in relazione alla vastità degli ambienti, vengono ingigantite e lo studio dell’anatomia porta ad una accentuazione della muscolatura e del movimento. In pittura si afferma su tutte la tecnica della pittura ad olio su tela: i colori e le luci diventano gli elementi predominanti nell’immagine. I volumi vengono definiti da chiaroscuri ricchi di sfumature e le figure sono composte secondo uno schema piramidale; si sposta verso il basso il punto di vista prospettico. I soggetti sacri vengono interpretati come scene di vita quotidiana: la Vergine, il Bambino, i Santi, sono spesso abbigliati con costumi dell’epoca, e le loro figure sono inserite in architetture del tempo o scenari naturali.

La cultura veneta nel Cinquecento

Nel Veneto si forma una cerchia di artisti che basano la loro ricerca essenzialmente sul colore, reso in tutte le sue variazioni di intensità e privo di contrasti. La prospettiva è aerea ed appare vivo l’interesse per il paesaggio: è nel Veneto che si sviluppa quella che viene definita pittura tonale, in cui il colore e la luce, più che il disegno, sono gli elementi fondamentali della composizione. Uno dei maggiori esponenti di questa pittura è Giorgione. In uno dei suoi dipinti più famosi, La tempesta (1505 ca.), il paesaggio, ricco di zone d’ombra e luce colorata, diviene il vero protagonista; nelle sue opere i toni freddi degli alberi e dell’erba si mescolano agli altri colori del dipinto, in cui anche le figure e le case sembrano fondersi con gli elementi della natura. Altro grandissimo esponente della cultura veneta è Tiziano Vecellio che inizialmente risente di Giorgione ma ben presto definisce i caratteri autonomi della sua pittura, basata su una maggiore dinamicità delle figure e grandiosità compositiva. Celebre ritrattista, Tiziano raggiunse grandissima fama, così come Paolo Veronese, che dipinge ad affresco le pareti delle ville nobiliari venete. Fra gli esponenti della pittura veneta, solo Tintoretto si differenzia nettamente dai suoi contemporanei, esprimendosi con violenti contrasti di luce e ombra che conferiscono particolare drammaticità alle sue opere, di soggetto prevalentemente religioso.

Oltre che in pittura, anche in architettura sono attive nel Veneto grandissime personalità, tra cui Andrea Palladio, che nelle sue opere e nei suoi trattati evidenzia un vivo interesse per l’architettura classica. Le sue ville, le chiese, i palazzi sono sempre progettati in funzione dell’ambiente: appare importane non solo progettare un edificio, ma anche studiare il modo in cui esso si inserisce in una piazza preesistente, in una strada, in un giardino. A volte, quando l’ambiente è naturale, si interviene modificandolo (introducendo, alberi, siepi, definendo nuovi percorsi), perché sia più armonizzato all’architettura, creando un effetto d’insieme. L’ambiente è trattato come una scenografia, anticipando una ricerca che caratterizzerà poi l’architettura del Seicento.