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Intervista a Miriam Blasich

foto di TINO BARLETTA

Miriam Blasich nasce nel 1979 a Roma, poi, a causa del lavoro del padre si sposta di città in città per tutta l’infanzia, scoprendo una grande passione: i fumetti.

Inizia leggendo Topolino, Il corriere dei piccoli ed Il Giornalino per poi passare a grandi classici come Peanuts, ma la folgorazione arriva con Corto Maltese.

Nonostante il disegno sia per lei indispensabile (tanto da disegnare persino durante le ore di lezione a scuola) non vuole seguire le orme della sua famiglia: mamma pittrice, cugino alla Dreamworks e zii geometri, cerca di ignorare il DNA della famiglia e si iscrive alle Magistrali. Madornale errore! Dopo nemmeno un mese cambia scuola e sceglie decorazione pittorica all’Istituto d’Arte di Lucca, dove, grazie a diversi professori si avvicina ancor di più alla tecnica del fumetto.

Diplomata Maestra d’arte in arti applicate nel 1998 con il massimo della votazione partecipa a vari corsi di specializzazione con grandi maestri italiani come Davide Toffolo e Andrea Artusi, contemporaneamente continua a seguire i suoi eroi su carta e su schermo. Arriva l’era degli anime giapponesi e Miriam non resiste a Georgie, Ranma, Maison Ikkoku, e Berserk per poi appassionarsi a Caro Fratello della grande Riyoko Ikeda.

Nell’attesa di realizzare la sua grande opera comincia con piccole collaborazioni e tante locandine e illustrazioni commerciali.
Il primo fumetto a puntate di Miriam nasce nel 1999: Vesna. Tre episodi più un quarto speciale pubblicati unicamente online.
Nel 2001 si dedica ad un’opera di fantascienza scritta e disegnata assieme al famoso Giacomo Pueroni e a Luca Vergerio: Anjce.
Dal 2005 inizia una grande collaborazione con la rivista trimestrale Isonzo Soca, pubblicazione bilingue di Gorizia, dove pubblica Anja. La storia, interamente a colori racconta un’appassionante avventura nel territorio friulano.
Contemporaneamente si dedica al suo grande progetto che prende vita dal 2004 al 2008: Amarangelo. Quattro anni travagliati tra imprese nuove e sospensioni che portano a concludere la storia a 74 pagine. Dopo un primo periodi di auto-pubblicazione finalmente Amarangelo viene proposto dalla casa editrice Cagliostro ed attualmente in vendita online o nelle migliori fumetterie.

D: Ciao Miriam e grazie del tempo che ci dedichi. Disegnamo.it ci teneva particolarmente a realizzare quest’intervista perché tu sei a tutti gli effetti un esempio di giovane artista appassionata al mondo del fumetto che prova, con tutte le sue forze, a fare del suo hobby un lavoro… ed alla fine, a differenza di molti ci riesce!
La prima domanda che vogliamo farti è:
Oggi essere pubblicati in Italia non è semplice, tu stessa hai iniziato con auto-produzioni, ma ora, finalmente, una casa editrice ti pubblica… raccontaci la tua esperienza, è stata dura?
M: La mia storia è questa: giravo le fiere per mostrare i miei lavori e a proporre Amarangelo. Poi, una casa editrice italiana (una molto nota ma che non nomino), si è mostrata interessata. Sembrava fatta ma all’improvviso sono svaniti nel nulla ed a niente è servito ripropormi e ricontattarli. Gli autori in Italia si meriterebbero un trattamento più onesto, io direi un trattamento PROFESSIONALE che, chi fa l’editore di mestiere, “dovrebbe”avere…in fondo basta poco a dire se un progetto interessa o non interessa più, mi sembra assurdo lasciare un autore nel limbo del “forse”per anni.
Dopo questa grande delusione, per non lasciar Amarangelo in un cassetto, ho iniziato a stamparlo da me, mi sono comprata una stampante fronte retro, una spillatrice a braccio ed una taglierina tipo machete..ed oplà! Ho iniziato a venderlo come “opera d’ingegno” alle varie fiere del fumetto e con mia grande sorpresa ha avuto successo! A Lucca, mentre ero al mio banchetto nella self area proprio a vendere Amarangelo ed altre mie auto-produzioni Giorgio Messina (l’editore della Cagliostro E-ress) è passato di lì interessato ad Anjce. Per una serie di motivi gli ho proposto Amarangelo e l’anno successivo, cioè il 2011, Amarangelo era al loro stand in vendita.
D: Su quali altri progetti collabori in questo momento?
M: Sto collaborando con l’associazione FAME (http://www.famecomics.org/) con cui ho stretto un forte rapporto di amicizia, sto disegnando una storia a fumetti sceneggiata da Roberto Romani sul tema del Salvan, una figura della cultura fantastica friulana. Un fumetto legato alle tradizioni popolari del Friuli.
D: Cosa ne pensi del mondo del fumetto in Italia oggi?
M: Oggi il fumetto in Italia è in gran parte occupato dai manga, poi c’è il fumetto “diciamo italiano” con punte di eccellenza ma gli autori spesso non sono pagati.
D: Non credi esista uno stile: italiano?
M: Lo stile italiano è di solito accoppiato ai fumetti Bonelliani, per quello che so, in Italia, seppur meno che in Francia, vige il disegno accademico, realistico, curato nei particolari e negli sfondi, è chiaro che ci sono le eccezioni come Rat-man, un vero mito.
D: Spesso ti viene detto che il tuo stile è simile a quello di Vanna Vinci. Concordi con questa affermazione?
M: Vanna Vinci mi è piaciuta tantissimo all’inizio, l’ho amata davvero tanto ma questo appellativo, a lungo andare, mi stava un po’ stretto, anche perché (ancor oggi) quando mostravo i miei disegni tutti mi dicevano: sembri Vanna Vinci, hai uno stile adatto alla Kappa edizioni… ma gli unici a cui questo non importava erano proprio Kappa edizioni! Così l’ho messa da parte ed ho iniziato un’altra strada.
D: Da quanto dicevi prima, in Italia, il grosso problema non è essere bravi ma trovare una casa editrice disposta a puntare su di te…
M: Secondo me in Italia ci sono tanti giovani davvero bravi che si meriterebbero innanzi tutto più rispetto ed onestà. Il grosso muro sono le case editrici che non vendendo tanti numeri non possono pagare adeguatamente l’autore. È sempre dura, fare, o almeno tentare di fare il fumettista, è un qualcosa che rasenta l’epico!
D: Che consiglio ti sentiresti di dare ad un giovane aspirante fumettista (ricordando che in particolare molti al giorno d’oggi amano lo stile manga)?
M: Beh, dirò quello che dicono tutti gli editori: se non sei giapponese non puoi avere un futuro con i manga. Ma Belinda Bertolo (disegnatrice di Eva-chan, una parodia manga di Eva di Diabolik) disegna in stile manga e se ne è fregata di quello che dicevano gli editori… insomma, ognuno ha la sua opinione, io mi sento di dire che se credi in quello che fai e in te stesso allora vai avanti per la tua strada, se sei bravo qualcosa salterà fuori, in caso contrario riceverai tante mazzate che fuggirai a casa piagnucolando e dicendo che nessuno ti capisce.
A volte la differenza sta nel riuscire a prendere tante, ma taaaaaaaante mazzate e riuscire ancora una volta ad alzarsi ed andare avanti, se hai il sacro fuoco del fumettista dentro di te nessuno potrà mai abbatterti! (farti male sì, ucciderti no!) E finché c’è vita ci sarà un fumettista! :)
D: Progetti per il futuro?
M: Hatshepsut, un’opera a fumetti lunga ambientata nell’antico Egitto.

Grazie a Miriam Blasich per l’intervista e per i consigli! In bocca al lupo per le prossime pubblicazioni!