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Seicento e primi Settecento

Agli inizi del 1600 la Spagna è la maggiore potenza d’Europa ed esercita il suo predominio in Italia, dove fa sentire ovunque la sua forte influenza. L’Italia vive un periodo di grave crisi economica, che si accompagna alla perdita quasi totale di indipendenza politica. L’amministrazione degli Stati e la necessità di mantenere corti fastose presso le capital dei vari principali costringono i sovrani ad imporre sulle popolazioni forti tasse: la miseria dilaga, accompagnata sovente da pestilenze e carestie. Il popolo esasperato spesso insorge, ma le proteste sono sempre ferocemente represse. Verso la metà del 1600, la Spagna perde la sua completa supremazia; ne traggono vantaggio Francia e Inghilterra. In seguito, a causa delle guerre di successione, i territori italiani passano dalla Spagna agli Asburgo; contemporaneamente il Regno di Napoli passa alla dinastia dei Borbone. Il malgoverno spagnolo ha portato grande immobilità nella produzione e nel commercio. Chi possiede capitali non li investe nelle industrie manifatturiere, ma preferisce acquistare proprietà, terreni, titoli nobiliari. I nuovi nobili amano vivere in città, dove si costruiscono eleganti e ricchi palazzi, regge sfarzose e raffinate, imponenti chiese, determinando un grandioso sviluppo delle arti. L’Italia, pur essendo in piena decadenza politica, rimane per tutto il Seicento un centro importante della cultura europea; nel Settecento tale predominio passa alle grandi corti d’Europa. Facilmente siamo portati a identificare il Settecento come il periodo della vita frivola e spensierata, dei giochi e delle feste eleganti, dei codini e della cipria. In realtà il Settecento è in tutta Europa un secolo di profonda trasformazione; da una parte c’è una società che si avvia alla decadenza, dall’altra si assiste all’avvio di un rinnovamento sostanziale che aprirà le porte all’era moderna. In questi mutamenti la Francia assume il ruolo principale. Possiamo suddividere il Settecento in due momenti. Nel primo, che corrisponde alla fase iniziale del secolo, permane una società dominata da un’aristocrazia inetta con tutti i suoi privilegi. Nel secondo si afferma una borghesia che, nell’altra metà del secolo, si fa ardita: prima richiede riforme sociali, infine le impone con la rivoluzione francese. Contemporaneamente si diffonde il movimento ideologico dell’Illuminismo che esalta il valore della ragione, l’indipendenza dell’intelletto umano dal potere illimitato e arbitrario delle monarchie assolute, dalla tradizione, dalla superstizione religiosa. A una società fondata sui doveri (verso Dio, verso il sovrano) si sostituisce via via una civiltà fondata sul diritto della coscienza, della ragione, dell’uomo, del cittadino.

Arte: conoscenza di base

Nel Seicento l’arte è fortemente condizionata dal problema religioso: la Chiesa è ancora uno dei massimi committenti delle opere d’arte e le usa per affascinare i fedeli suggestionandoli con immagini di sfarzo e potenza, e, al tempo stesso, con scene che esaltano la meraviglia dell’Aldilà, della salvezza, che solo nella fedeltà alla Chiesa si può raggiungere. L’arte, quindi, è uno strumento di formazione: non si produce per essere goduta da pochi, ma si rivolge a tutti, vuole farsi capire da tutti. Così, alle scene che affrontano la rappresentazione di una realtà immaginaria (un’estasi mistica, un’apparizione, la gloria di un santo), si accompagna sempre un grande realismo, che, attraverso l’analisi dei dettagli (vestiti, capelli, epidermide) e la grande nitidezza, dell’ambiente (con le sue luci, i suoi colori, i suoi arredi, resi nei diversi materiali), propone come «vera» ogni finzione. Come in una vera rappresentazione teatrale, l’osservatore viene stimolato e coinvolto: non gli si richiede di essere culturalmente preparato, ma disponibile ad essere trascinato nella dimensione dell’immaginario. La tendenza a coinvolgere emotivamente l’osservatore, facendogli vivere in modo soggettivo una realtà infinita e grandiosa, riflette anche il desiderio dell’artista di esprimersi con libertà: egli infatti non si piega a schemi precostituiti, non usa forme rigide, contenute, organizzate in rigorose simmetrie compositive, ma forme libere, aperte, articolate. Ogni elemento viene reinventato, ogni materiale viene forzato al limite delle sue possibilità di resa, sia tecnica che espressiva, per dimostrare la straordinaria bravura dell’artista. Questo fenomeno artistico così complesso, così ricco di aspetti diversi, si definisce tradizionalmente Barocco e non si riferisce solo all’arte della Chiesa, ma anche a quella delle grandi corti e delle città borghesi. Questo termine ha assunto per molto tempo un valore negativo, sinonimo di disordine, sovraccarico, eccessivo, tendente al cattivo gusto; oggi ha perduto questo significato, ma esprime comunque la precisa tendenza a violare norme rigide, a non ricreare modelli fissi, validi in assoluto. Espressione delle inquietudini politiche e dei drammatici contrasti religiosi del suo tempo, il Barocco esprime l’ansia di soluzioni sempre nuove, proprie di una società che ha perduto molte certezze. In questo senso la concezione rinascimentale dell’uomo centro dell’universo può ritenersi definitivamente superata. L’esperienza barocca, nel definire con sempre maggiore raffinatezza e puntigliosità le sue opere, si conclude nel Settecento con il Rococò, tendenza di derivazione francese, uno stile che si manifesta nell’eleganza, nella raffinatezza delle forme; è lo stile prediletto dall’aristocrazia. Si afferma soprattutto nella pittura, nelle decorazioni, nei mobili, negli oggetti e, come ovvio, nell’abbigliamento.

Il Seicento: architettura, scultura e pittura

L’architettura è senza dubbio l’espressione d’arte più significativa del Seicento; essa non è più concepita in forme isolate, ma come elemento costitutivo dell’ambiente: le facciate degli edifici sono caratterizzate da superfici curve, da sporgenze e rientranze che invadono lo spazio e sono progettate in funzione della via, della piazza, del parco in cui si trovano. Lo spazio interno riflette le articolazioni dell’esterno, in un alternarsi di pieni e vuoti, luci ed ombra. Le decorazioni divengono sfarzose: festoni, balaustre, colonnati, stemmi, realizzati in stucco e arricchiti da dipinti vengono collocati tanto all’interno quanto all’esterno degli edifici, con il preciso scopo di accentuare l’effetto scenografico. Anche gli stessi elementi necessari al sostegno dell’edificio (archi, piloni, ecc.) vengono usati con sovrabbondanza e la struttura portante della costruzione diviene essa stessa decorazione. Si studiano grandiosi piani costruttivi delle città ed alcune di esse, come Roma, Napoli, Torino, Lecce, Catania, vengono profondamente rinnovate e modificate. Le facciate delle chiese appaiono monumentali, ma in genere, a differenza dell’interno, mai eccessivamente decorate.

Accanto alle chiese, o in prossimità di conventi o palazzi gentilizi, spesso sorge l’oratorio, riservato ad una ristretta cerchia di fedeli o anche destinato ad una sola famiglia. All’interno di esso vengono realizzate spesso anche delle sacre rappresentazioni, che dal luogo prendono proprio il nome di «oratori». Pur essendo molto usata la pianta centrale, si costruiscono anche chiese a pianta basilicale: la corte papale (che dopo il Concilio di Trento si fa promotrice di un’intensa attività artistica, per agevolare il diffondersi della religione) ripropone il tipo di edificio caratteristico dei tempi in cui la Chiesa godeva di un’autorità indiscussa. All’interno della chiesa viene collocato il fonte battesimale, che non è più una vasca per praticare l’immersione, in quanto il rito avviene ora con la semplice aspersione dell’acqua benedetta. Le sacrestie assumono proporzioni monumentali e vengono completate da grandiosi mobili per contenere i paramenti sacri. I palazzi monumentali, costruiti come residenza dei nobili, degli alti prelati o dei Papi, hanno generalmente un ampio atrio d’ingresso da cui si accede, attraverso sontuosi scaloni, al piano superiore – piano nobile – sempre riccamente decorato di sculture, dipinti, decorazioni a stucco, specchi, mobili raffinati, tappeti pregiati ed arazzi preziosi. Spesso grandiosi giardini con logge, portici e fontane monumentali circondano il palazzo, completandolo.

Nel Seicento è Roma il centro di maggiore sviluppo culturale; al servizio di papi e ricchi patrizi operano artisti di grande valore che spesso sono pittori, scultori ed architetti contemporaneamente, secondo una tendenza ormai radicata. Uno dei più significativi interpreti delle tendenze culturali del Seicento è Gian Lorenzo Bernini, architetto, scultore e anche pittore. La sua straordinaria capacità di produrre opere in ogni settore, con estrema efficacia, ne ha fatto, sotto ben otto papi, l’artista incontrastato della corte papale. Il suo successo è tale che i suoi edifici vengono imitati ovunque, non solo in Italia ma anche in Francia per tutto il 1700. Per la fiducia incondizionata accordatagli, ha sempre la possibilità di lavorare liberamente; le sue architetture determinano il volto della Roma seicentesca e le conferiscono fasto e grandiosità. Un’altra grandissima personalità del Seicento a Roma è Francesco Castello, detto il Borromini. L’esperienza di Borromini è nel suo tempo solitaria e particolare; le sue nuove forme vengono apprezzate e prese a modello in Europa e anche in America Latina, dove si diffondono largamente, soprattutto ad opera degli ordini religiosi missionari per i quali l’artista lavora. Roma deve proprio a Borromini i suoi edifici più originali. Bernini e Borromini hanno, con la loro opera, influenzato tutto il gusto di un’epoca. Nelle diverse città italiane – Torino, Milano, Venezia, Napoli – numerosi artisti di notevole valore hanno lasciato opere che dimostrano chiaramente l’adesione a tali tendenze.

In scultura si tende a rappresentare con forte somiglianza al vero e con ricchezza di particolari; proprio per questo è necessario che lo scultore sia tecnicamente molto preparato, tanto da essere in grado di rendere con immediatezza l’espressione di uno stato d’animo, di un sentimento, le caratteristiche salienti di una personalità, la realtà di un avvenimento. Per molti artisti il soggetto non è che un pretesto per manifestare il proprio virtuosismo tecnico.

Tra Sei e Settecento la pittura ottiene una straordinaria diffusione; i pittori producono con estrema abilità grandiose decorazioni ad affresco di interni, con arditi scorci e violenti passaggi di luce ed ombra. Meglio della scultura e dell’architettura, la pittura permette di realizzare effetti illusionistici di grandi spazi confinanti, popolati da innumerevoli figure. Proprio in questo periodo si definiscono quindi diversi tipi di pittura:

- la pittura decorativa di ambienti, realizzata ad affresco su soffitti o pareti;

- la pittura da cavalletto, realizzata con colori ad olio su tela, in diversi generi, di cui i più diffusi sono: il ritratto, la natura morta, il paesaggio, le scene di genere, di battaglie di vedute d’insieme.

Nei grandi palazzi signorili i vasti saloni, decorati con ricchezza, accolgono vere e proprie collezioni di opere d’arte. La continua richiesta di produzione artistica determina il sorgere di numerose di numerose scuole, anche regionali, che seguono l’impostazione e i modi di artisti dalle tendenze differenti, fra i quali i più rappresentativi sono Caravaggio e i fratelli Carracci.

Il primo Settecento

I tratti caratteristici dell’espressività seicentesca, basati sulla linea ondulata, sul violento contrasto tra luce e ombra, sulle superfici curve, ricche di sporgenze e cavità, sullo spazio che si compenetra alla forma quasi per superare i confini fra esterno ed interno, sulla luce come protagonista principale dell’opera, vengono ulteriormente sviluppati nella prima metà del Settecento.

Alle forme grandiose e mosse, ai forti contrasti di luce e ombra, alla fastosa decorazione del Barocco si prediligono in architettura forme meno movimentate, più lineari e aggraziate con effetti chiaroscurali attenuati e con una decorazione lieve e capricciosa. L’artista più significativo di questo periodo è Filippo Juvarra; egli opera soprattutto in Piemonte, dove realizza edifici di tipo civile e religioso, pubblici e privati, quali lo scalone e la facciata di Palazzo Madama a Torino, la Basilica di Superga, la palazzina di caccia di Stupinigi, realizzata con estrema originalità, con un grande corpo centrale ellittico da cui dipartono quattro bracci, protesi verso il parco circostante.

La scultura ripete forme e soggetti già realizzati nel Seicento; molti artisti si ispirano direttamente all’opera di Bernini; emerge fra tutti Giacomo Serpotta, di origine palermitana, che produce una infinita varietà di sculture a stucco, destinate soprattutto alla decorazione degli edifici.

Le Accademie, vere e proprie scuole dove si apprendono in modo sistematico il disegno e la pittura, si diffondono presso le corti o nei centri più importanti. Emerge fra tutte quella veneta, che già nel Seicento si era distinta soprattutto per una particolare tendenza coloristica. Uno dei suoi più validi rappresentanti è Gianbattista Tiepolo: egli introduce nella pittura il concetto di spazio sconfinato, indefinito, realizzato con colori limpidissimi, che conferiscono proprio un senso di vastità, ariosità, prima mai realizzati. A Venezia sono molte le personalità di rilievo nella pittura, ad esempio lo stesso figlio del Tiepolo, Giandomenico, Giovan Battista Piazzetta, Pietro Longhi, Alessandro Longhi che rappresentano prevalentemente, con vivacità ed eleganza, scene di vita veneziana.

Due pittori, originali interpreti della cultura e della sensibilità di Venezia, si distinguono particolarmente: Antonio Canal detto il Canaletto e Francesco Guardi. Il Canaletto realizza sulla tela, con pennellate luminose, le più belle vedute di Venezia, i suoi canali, le sue piazze sempre affollate di personaggi in festa, le sue architetture rese con grande cura del dettaglio. Guardi, attraverso colori luminosissimi, quasi fossero impastati di luce, con rapide pennellate crea invece una straordinaria unità tra figure e ambiente, staccandosi decisamente dalla tradizione precedente. Le sue vedute non sono documentarie, ma interpretazioni di tipo fantastico; tutti gli elementi del dipinto perdono la loro consistenza in un’atmosfera luminosa, che diventa la caratteristica predominante del linguaggio espressivo dell’artista.

L’intima fusione fra architettura, scultura e pittura e l’intento di determinare effetti di grandiosità, o che suscitino stupore, costituiscono anche i caratteri fondamentali della scenografia che, proprio nel Sei e Settecento, ottiene uno straordinario sviluppo, in quanto, per eccellenza, arte della finzione e costruzione di una realtà illusoria. Gli scenografi, attraverso costruzioni in legno, cartapesta, tela e stucco e con l’aiuto dei colori e anche di complicati meccanismi, riescono a rendere l’effetto dei volumi, degli spazi e delle distanze in modo prodigioso. Attraverso le glorie, nuvole che nascondono complicati meccanismi, si fanno calare dall’alto i personaggi: divinità, cantanti e musici. Si creano, per soddisfare le esigenze delle corti e dei nobili, delle vere e proprie scuole; una della più qualificate e richieste è quella di Bibiena, una famiglia bolognese, che non solo esegue magistralmente scenari, ma studia anche nuovi sistemi per una diversa rappresentazione dello spazio, in modo da consentire l’evasione dello sguardo oltre la scena. Questi artisti introducono nella scenografia la prospettiva accidentale e dal basso verso l’alto, moltiplicando con scorci arditi lo spazio all’infinito e consentendo quindi alla scena un più ampio respiro.