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Nel (di)segno di…

Nel (di)segno di…
A cura di Chiara Silva

INTRODUZIONE

Questa nuova rubrica nasce per gli appassionati di disegno e si propone di avvicinarci in modo profondo agli aspetti tecnici ed espressivi dell’opera grafica di alcuni grandi artisti. Di questi, in alcuni casi, sono note alla maggior parte del pubblico solo le opere pittoriche o scultoree che hanno sviluppato e posseggono una qualità di segno così particolare da essere inconfondibili, come un’impronta, una carta d’identità ancora più profonda della loro stessa firma.

La rubrica interesserà soprattutto chi ama l’arte in genere e chi nutre una passione particolare per il disegno, perché lo pratica, perché non lo pratica ma vorrebbe farlo, perché lo pratica ma vorrebbe imparare ad andare “oltre”, cioè verso quei valori espressivi che fanno di un disegno un’opera d’arte. Definito il “padre di tutte le arti”, il disegno come aspetto fondamentale di progettualità e di rappresentazione fresca ed immediata di un’idea o come tecnica esecutiva finale di un’opera d’arte è ciò che più ci parla dell’artista che l’ha prodotto.

Provo un particolare piacere a osservare le sezioni dedicate al disegno nelle grandi mostre; lì in quei piccoli fogli sgualciti, ingialliti, ricchi di appunti e incorniciati come minuscole finestre sul mondo interiore dell’artista, trovo qualcosa di unico e intimo, che appartiene alla sensibilità di chi l’ha prodotto almeno quanto le grandi opere. Molti di questi disegni sono a volte sconosciuti ai più, quando invece si tratta di veri e propri tesori nascosti, da gustare con molta calma, linea dopo linea; la matita, la grafite, il carboncino, la china, le penne, lasciano segni che raccontano un istante solo, rapido, un’idea immediatamente fermata sul foglio.

Il disegno è come una grafia, appartiene intimamente all’artista e precede l’esecuzione di qualsiasi opera complessa. Anche oggi, nell’era dei New Media, il disegno digitale ad esempio contiene quella componente estetica che è lo sviluppo della pratica, della creatività, dell’intuito dell’artista attraverso uno strumento e un supporto differente.

Aspetto importante di questa rubrica sarà anche l’approccio pratico, ovvero la fase finale di ogni numero; lungi dal voler insegnare a produrre falsi d’autore, il progetto ha invece l’obiettivo di sviluppare per gli amanti del disegno e dell’arte in generale, il proprio segno grafico, alla ricerca di quelle caratteristiche estetiche ed espressive che per essere “scoperte” hanno bisogno di grandi esempi. I contenuti di questa rubrica risulteranno particolarmente interessanti e utili sia a chi si appresta a imparare a disegnare, sia a chiunque abbia già frequentato un corso e abbia desiderio di continuare a sperimentare, a provare, a ricercare.

Allora, prima di iniziare con la prima delle nostre “letture” de Nel (di)segno di…, ci sarà indispensabile chiarire maggiormente alcuni concetti chiave che ci accompagneranno ogni volta nelle nostre letture.
Vorrei iniziare da tre semplici parole, ovvero le componenti essenziali della produzione di qualunque tipi di segno grafico: LA MANO, LO STRUMENTO, IL SUPPORTO.

Ogni segno grafico ha origine dal movimento con cui la mano, impugnando uno strumento, traccia, segna un particolare supporto.

IL GESTO è ciò che l’organo mano o l’intero braccio o l’intero corpo , sul piano biologico, antropologico, sviluppa compiendo segni.
LA TRACCIA è la forma estetica del segno sul piano materico e tecnico, il risultato della combinazione tra lo strumento impiegato e la superficie che lo accoglie.
LA LINEA è la codificazione grafica del segno sul piano simbolico-culturale. Può avere diversi livelli di astrazione e ciò dipende dalle funzioni comunicative del sistema linguistico a lei assegnato.

Così solo quando è il pensiero dell’artista che attraverso la mano diviene gesto, nasce il linguaggio; il linguaggio proprio di quell’artista che è costruzione della conoscenza del proprio mondo interiore e di quello esteriore.
Pensiamo per esempio al significato di tècne presso i greci, ovvero non solo una semplice abilità manuale ma piuttosto un modo di conoscere, un far apparire ciò che per essenza non apparirebbe di per sé, vedere in un modo più ampio.

Le variabili che conferiscono un carattere espressivo specifico al gesto di un artista sono IL MOVIMENTO e LA MANO che, nella pratica continua (spesso un artista sceglie il suo strumento prediletto, e lo usa finché non è completamente consumato e inutilizzabile), si fondono e divengono quasi un tutt’uno.
Il ductus di un disegno è il modo in cui viene tracciato e la rapidità con cui viene fissato il segno
grafico; da ciò si legge il tipo di impugnatura del supporto, ma soprattutto l’anima, il temperamento, il carattere espressivo del disegnatore.
Ecco quindi che diventa necessario osservare la pressione del segno (leggero o calcato o modulato), con cui la mano esegue un movimento (lento, veloce, ritmico) e la durata (continua o frammentata) che esso possiede.

La mano, le dita, il polso compiono i movimenti più importanti e ogni tipo di impugnatura è funzionale al tipo di strumento e al risultato che si vorrà ottenere.

Solo quando sono le tensioni, le emozioni, le pulsioni psichiche a confluire nella mano, animandola in modo urgente e incontenibile, vediamo nascere la carica espressiva che si libera nel gesto.
L’azione è divenuta visibile e resta fissata come unica e definitiva memoria di quell’istante. Ecco apparire il disegno!

Questo mondo affascinante è davvero vastissimo; per esplorarlo senza perderci ho pensato di farci accompagnare di volta in volta da un artista diverso.

Vai a Pablo Picasso.