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Autore Topic: Bando di concorso grafico (sulla Settimana Rossa del 1914)  (Letto 1928 volte)

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Bando di concorso grafico (sulla Settimana Rossa del 1914)
« il: Gennaio 14, 2014, 11:28:39 am »
BANDO DI CONCORSO PER DISEGNI E ILLUSTRAZIONI

La settimana rossa del 1914
Storia, memoria e immaginazione della rivoluzione sociale


Fano, 13 gennaio 2014


L’Archivio-Biblioteca Enrico Travaglini di Fano bandisce un concorso per disegni e illustrazioni che abbiano come tema il moto popolare a carattere insurrezionale del giugno 1914 noto come “Settimana Rossa”, di cui quest’anno ricorre il centenario (si veda la breve scheda di sintesi e la bibliografia di riferimento allegate al presente bando).


1. La partecipazione al concorso è libera, gratuita e aperta a tutti/e.

2. Sono ammessi lavori prodotti con qualunque stile e tecnica, che traggano ispirazione da qualunque aspetto della “Settimana Rossa”, affrontato con qualunque chiave interpretativa.

3. I lavori dovranno essere realizzati su un foglio di carta o cartoncino di dimensioni 17x24 cm.

4. Ogni partecipante può inviare fino a un massimo di 5 lavori.

5. Tutti lavori si intendono liberi da copyright, sottoposti a licenza Creative Commons (CC-BY-4.0).

6. I disegni dovranno pervenire, in originale, all’indirizzo dell’Archivio-Biblioteca Enrico Travaglini (Via Garibaldi 47, 61032 Fano-PU) entro il 9 marzo 2014. La spedizione è a carico e rischio del partecipante.

7. Al disegno andrà allegata una scheda, firmata, con l’indicazione di Autore (nome reale o pseudonimo), Titolo dell’opera ed eventualmente una breve descrizione della stessa, nonché nome, cognome, telefono, indirizzo e-mail e indirizzo fisico dell’autore.
I dati personali serviranno unicamente per l’eventuale spedizione del premio e non saranno diffusi in alcun modo dagli organizzatori, ad eccezione dell’indicazione di “Autore” (nome reale o pseudonimo) che verrà diffusa insieme all’opera.

8. La commissione giudicatrice sarà composta da almeno quattro membri designati dagli organizzatori. Il giudizio della commissione è inappellabile e la giuria non sarà tenuta ad esplicitare le motivazioni delle scelte operate.

9. L’esito del concorso sarà comunicato tramite e-mail entro il 30 maggio 2014.

10. Il vincitore riceverà in premio un lettore di ebook Leggo IBS Touch Lux, il secondo classificato riceverà un lettore di ebook Leggo IBS Basic Touch.
(www.ibs.it/speciali/pocketbook-touch.asp)

11. Una selezione dei migliori lavori sarà inserita in appendice al fumetto Una Settimana Rossa, pubblicato in coedizione tra Gwynplaine (www.gwynplaine.it) e Archivio-Biblioteca Travaglini, di cui gli autori riceveranno una copia omaggio.

12. La stessa selezione dei migliori lavori sarà inoltre esposta al pubblico in occasione del convegno nazionale di studi storici “La rivoluzione scende in strada. La Settimana rossa nella storia d’Italia (1914-2014)”, organizzato dall’Archivio storico della Federazione anarchica italiana, che si terrà a Imola (BO) il 27 settembre 2014.

13. I lavori non saranno restituiti, ma verranno conservati dall’Archivio-Biblioteca Travaglini e inseriti in un’apposita galleria sul sito www.bibliotecaliberopensiero.it.

14. I partecipanti al concorso dichiarano e garantiscono che l’idea, i progetti e gli elaborati sono di loro titolarità esclusiva e, pertanto, non esiste alcun diritto da parte di terzi su di essi. Gli elaborati dovranno essere in ogni caso inediti e sviluppati espressamente per il presente concorso. Gli organizzatori sono pertanto esonerati da ogni responsabilità per eventuali contestazioni circa la paternità dell’opera.

15. Gli organizzatori avranno diritto di decisione finale su tutto quanto non specificato in questo bando e di rivederne, se necessario, le condizioni.

16. La partecipazione al concorso comporta l’accettazione di tutti i punti del presente regolamento.





LA SETTIMANA ROSSA DEL 1914


Scheda  di sintesi

Il 7 giugno 1914 si celebrava l’anniversario dello Statuto Albertino, una ricorrenza nazionale monarchica per la quale erano previsti festeggiamenti e parate militari in ogni città. Nello stesso giorno le forze popolari e sovversive si mobilitano per dar luogo a manifestazioni antimilitariste; su «Volontà», giornale degli anarchici anconetani, si legge: “Il 7 giugno è la festa del militarismo imperante. Faccia il popolo che diventi giorno di protesta e di rivendicazione”.
Almeno fin dal 1911, quando l’Italia si era mossa alla conquista della Libia per soddisfare le proprie aspirazioni colonialiste, l’agitazione antimilitarista aveva ripreso forza, tenendo assieme socialisti, anarchici e repubblicani. Altro elemento comune era l’anticlericalismo, un sentimento mai sopito e che si andava radicalizzando tra le masse popolari di fronte alle alleanze politiche tra cattolici e liberali per il mantenimento dell’ordine sociale. Più in generale, il paese stava affrontando un periodo di forte disagio economico e sociale, con scioperi che si susseguivano nelle fabbriche e nelle campagne, mentre in molti si trovavano costretti ad emigrare.
Il governo Salandra vieta per il 7 giugno cortei e comizi pubblici di protesta. Ad Ancona circa 500 persone si riuniscono nel pomeriggio nei locali di Villa Rossa, la sede dei repubblicani; all’uscita si ritrovano a fronteggiare le forze dell’ordine, schierate per bloccare l'accesso alle vie del centro. Nascono dei disordini, i carabinieri fanno fuoco sulla folla e uccidono tre ragazzi di 17, 22 e 24 anni.
Immediatamente la città si solleva in uno sciopero generale spontaneo che per qualche giorno assume i caratteri di una vera e propria insurrezione. Carabinieri e guardie vengono attaccati, la folla si procura armi assaltando le armerie, i caselli del dazio sono dati alle fiamme, il grano dei magazzini viene requisito. Da Ancona la rivolta si propaga velocemente, nelle principali città italiane la popolazione scende in piazza, i manifestanti si scontrano con le forze dell’ordine in tafferugli che proseguono per qualche giorno lasciando sul selciati altri morti.
La Confederazione generale del lavoro dichiara concluso dopo solo 48 ore lo sciopero generale, ma è proprio allora che l’agitazione si trasforma in un moto insurrezionale, accendendo in molti l’illusione che il momento tanto atteso della rivoluzione sociale fosse finalmente arrivato.
In Romagna, in particolare, si respira un clima decisamente rivoluzionario: diverse chiese vengono assaltate e date alle fiamme, così come i palazzi del potere, un generale viene fatto prigioniero, in alcune piazze viene eretto l’“albero della libertà” (un simbolo rivoluzionario risalente ai tempi della Rivoluzione francese). Lì dove il movimento repubblicano ancor più di quello anarchico era una componente fondamentale delle sinistre, si diffonde la convinzione che sia giunta l’ora di sbarazzarsi in un sol colpo del re, dell’esercito, dei signori e anche dei preti.
I dimostranti bloccano le linee ferroviarie, tagliano i fili telefonici e telegrafici e abbattono i pali. Questi atti di sabotaggio sono diretti a impedire lo spostamento delle truppe e ad interrompere le comunicazioni e quindi l’organizzazione della repressione tra prefetti, questori, ministero dell’interno, caserme. Allo stesso tempo viene anche impedita la distribuzione dei giornali, le notizie faticano quindi a circolare e si ingigantiscono passando di bocca in bocca: le false notizie circa il successo della rivoluzione aumentano ancora di più l’entusiasmo incontrollato delle folle romagnole.
Il 12 giugno, l’anarchico Errico Malatesta, tra i principali protagonisti della rivolta di Ancona, scrive su «Volontà»: “Non sappiamo ancora se vinceremo, ma è certo che la rivoluzione è scoppiata e va propagandosi. La Romagna è in fiamme; in tutta la regione da Terni ad Ancona il popolo è padrone della situazione. A Roma il governo è costretto a tenersi sulle difese contro gli assalti popolari: il Quirinale è sfuggito, per ora, all’invasione della massa insorta, ma è sempre minacciato. A Parma, a Milano, a Torino, a Firenze, a Napoli agitazioni e conflitti. E da tutte le parti giungono notizie, incerte, contraddittorie, ma che dimostrano tutte che il movimento è generale e che il governo non può porvi riparo. E dappertutto si vedono agire in bella concordia repubblicani, socialisti, sindacalisti ed anarchici. La monarchia è condannata. Cadrà oggi, o cadrà domani, ma cadrà sicuramente e presto”.
Il moto rivoluzionario va in realtà esaurendo le proprie forze, dopo aver tenuto in scacco per una settimana intere zone del paese. Poco più tardi, il 28 giugno 1914, l’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo innesca la tragica spirale che trascinerà l’Europa nella prima guerra mondiale e contrapporrà in Italia interventisti e neutralisti, fino all’ingresso del paese in guerra nel maggio 1915.
La Settimana rossa, in particolare nelle zone dell’anconetano e del ravennate, lascerà una traccia profonda nell’immaginario popolare come un momento in cui il proletariato aveva unitariamente dato prova della propria combattività, arrivando a sfiorare per un fugace attimo l’ebbrezza della rivoluzione sociale.



Bibliografia:

Luigi Lotti, La Settimana rossa, Firenze, Le Monnier, 1972

La Settimana rossa nelle Marche, a cura di Gilberto Piccinini e Marco Severini, [Ancona], Istituto per la storia del movimento democratico e repubblicano nelle Marche, 1996

Alessandro Luparini, Settimana rossa e dintorni. Una parentesi rivoluzionaria nella provincia di Ravenna, Faenza, Edit Faenza, 2004

Massimo Papini, Ancona e il mito della Settimana rossa, Ancona, Affinità elettive, 2013



Sitografia:

https://www.facebook.com/pages/La-Settimana-Rossa-il-centenario/575719935810670

http://it.wikipedia.org/wiki/Settimana_rossa

http://ita.anarchopedia.org/settimana_rossa

http://alfonsinemonamour.racine.ra.it/alfonsine/Alfonsine/cosa_fu_la_settimana_rossa.htm

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/video/ancona-1914-si-scatena-la-protesta/1751/default.aspx